Attenzione a chi dice che il codice UFI non serve se fai le candele profumate !
Attenzione a chi dice che se usi le sue fragranze non devi registrare il codice UFI
Nel settore delle candele artigianali circola spesso questa frase: “Se usi le nostre fragranze sotto una certa percentuale non serve il codice UFI.”
È davvero così?
Per chiarire questo punto ho fatto alcune domande a ChatGPT il 26 febbraio 2026, cercando di capire cosa prevede realmente la normativa europea.
Qui sotto trovi il riassunto delle risposte, organizzato in modo chiaro.
1. Se produco candele profumate devo avere il codice UFI?
Nella maggior parte dei casi sì.
Il codice UFI (Unique Formula Identifier) è un codice di 16 caratteri previsto dal Regolamento CLP (CE) n. 1272/2008 per identificare le miscele chimiche pericolose.
Serve ai centri antiveleni europei per conoscere la composizione di un prodotto in caso di incidente.
Se qualcuno ingerisce o entra in contatto con una sostanza contenuta nel prodotto, il personale sanitario può inserire l’UFI nel sistema europeo e vedere la composizione dichiarata.
Perché le candele profumate rientrano spesso nell’obbligo
Una candela non profumata normalmente non richiede UFI.
Una candela profumata, invece, contiene quasi sempre:
-
fragranze
-
oli essenziali
-
solventi aromatici
-
allergeni del profumo
Molte di queste sostanze sono classificate come:
-
sensibilizzanti cutanei
-
irritanti
-
pericolose per l’ambiente acquatico
Quando la miscela finale risulta classificata secondo CLP, il codice UFI diventa obbligatorio.
2. È vero che se la fragranza è sotto una certa percentuale non serve l’UFI?
Questa affermazione è solo parzialmente corretta.
La normativa CLP non guarda la percentuale totale di fragranza, ma la classificazione della miscela finale.
La domanda corretta non è:
❌ “Quanto profumo uso?”
ma:
✔ “La candela finita è classificata come pericolosa?”
Se la miscela non riceve alcuna classificazione di pericolo, l’UFI non è necessario.
Il punto che crea più confusione
Le soglie non si applicano alla fragranza nel suo insieme.
Si applicano alle singole sostanze pericolose contenute nella fragranza.
Esempio reale:
Una fragranza può contenere sostanze come:
-
Linalool
-
Limonene
-
Citral
-
Eugenol
Molte di queste sono classificate come sensibilizzanti cutanei o pericolose per l’ambiente acquatico.
Se una di queste sostanze supera le soglie previste dal CLP nella miscela finale, la candela diventa legalmente classificata.
E quando una miscela è classificata → l’UFI diventa obbligatorio.
3. Per capire se serve l’UFI devo studiare la SDS?
Sì, ma non basta guardarla superficialmente.
Per valutare correttamente la situazione occorre analizzare almeno:
Sezione 2 — Identificazione dei pericoli
Sezione 3 — Composizione
Poi bisogna calcolare la concentrazione reale delle sostanze nella candela.
Esempio semplificato:
-
Linalool nella fragranza → 3%
-
Fragranza usata nella candela → 6%
Concentrazione finale:
3% × 6% = 0,18%
Se la soglia CLP per quella sostanza è 0,1%, la miscela diventa classificata.
Un altro problema poco conosciuto
Nel CLP esiste il principio di additività.
Questo significa che sostanze simili possono sommarsi tra loro.
Esempio:
-
Linalool → 0,05%
-
Citral → 0,04%
-
Eugenol → 0,03%
Totale sensibilizzanti = 0,12%
Anche se ogni sostanza è sotto soglia singolarmente, la somma può far scattare la classificazione.
4. Il metodo rapido degli ispettori (verifica in 2 minuti)
Durante i controlli REACH-CLP, gli ispettori spesso usano una verifica molto semplice.
STEP 1
Chiedono:
“La candela contiene fragranze o oli essenziali?”
Se la risposta è sì, il prodotto viene considerato potenziale miscela chimica per consumatori.
STEP 2
Chiedono la SDS della fragranza.
Guardano soprattutto la sezione 2.
Se trovano frasi di pericolo come:
-
H317
-
H315
-
H411
-
H412
capiscono subito che la fragranza è classificata.
STEP 3
Chiedono la percentuale utilizzata.
Se la fragranza è usata tipicamente al 5-10%, per esperienza sanno che molte candele risultano classificate.
STEP 4
Arriva la domanda decisiva: “Mi mostra la classificazione CLP della candela finita?”
Se il produttore non ha una classificazione documentata, può essere richiesta una verifica formale della miscela.
Attenzione a un errore molto diffuso
Molti produttori pensano che basti dire:
-
“uso poco profumo”
-
“la fragranza è IFRA compliant”
-
“il fornitore dice che è sicura”
Ma IFRA non sostituisce il CLP.
IFRA stabilisce limiti d’uso della fragranza, mentre il CLP stabilisce come classificare e etichettare la miscela finale.
Sono due sistemi diversi.
Conclusione
Per sapere con certezza se una candela profumata richiede il codice UFI bisogna verificare se la miscela finale è classificata secondo il regolamento CLP.
Questo richiede:
-
analisi della SDS
-
calcolo delle concentrazioni
-
verifica delle soglie CLP
-
eventuale classificazione della miscela
Se non si effettua questa valutazione, la responsabilità legale resta comunque del produttore.